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Il 21 dicembre per Natale nasce “Food”, nuovo inserto settimanale de “La Repubblica” con le firme di Licia Granello e di Carlo Petrini, esperti e corrispondenti, e il racconto “dalle stalle alle stelle delle materie prime alle cucine dei grandi chef”


La Repubblica si è rifatta il look, ma non è l’unica novità. C’è anche un gradito ed atteso ritorno: le pagine che raccontano a lettori curiosi, appassionati ed interessati, l’enogastronomia italiana e non solo, informando e proponendo riflessioni, da sempre punto di riferimento per il mondo agroalimentare, in un nuovo inserto settimanale firmato con autorevolezza e stile inconfondibile dalla giornalista Licia Granello: “Food”. Dal 21 dicembre, il giovedì, “saranno otto pagine dedicate al cibo, spiega a WineNews la storica food writer del celebre quotidiano italiano, che sarà accompagnata dal fondatore di Slow Food Carlo Petrini, esperti, scrittori, artisti, musicisti e corrispondenti internazionali, da Londra a New York, da Parigi a Mosca, fino a Pechino, con tante rubriche tra reportage, inchieste, recensioni d’autore, consigli per gli acquisti, e “due storie, una raccontata da me, e una da Petrini.

La parte “slowfoodista” sarà quella dedicata alle Comunità del cibo, nella mia racconterò “dalle stalle alle stelle” il percorso di un prodotto a 360°, tra materia prima e alta cucina, attraverso un grande chef e il suo artigiano del cuore che è l’approccio che a me più interessa, perché non mi considero una critica gastronomica”. Storie di “protagonisti che con il loro lavoro, creatività e spesso con una certa testardaggine - scrive oggi “La Repubblica” - reinventano quotidianamente la gastronomia, rendendo quella italiana un unicum riconosciuto in tutto il mondo. Storie di protagonisti che affrontano il mercato partendo da un sogno che poi si traduce in business ed economia reale”.


Da sempre, “l’aspetto più importante del mio racconto è legato alla materia prima - sottolinea Licia Granello - che significa terroir, rapporto con gli artigiani, sostenibilità ambientale, mutamenti sociologici rispetto ad un determinato prodotto capace di attivare una micro-economia che fa evolvere e crescere tutto ciò che lo circonda, se solo si pensa, per esempio, a cosa era la terra del Brunello qualche anno fa e cosa rappresenta oggi, e lo stesso vale per ogni altro prodotto di eccellenza che negli anni siamo riusciti a valorizzare. Ma il punto di partenza è sempre il nostro straordinario ventaglio di materie prime e dar voce ai loro artigiani per me è fondamentale. Sicuramente Massimo Bottura non sarebbe lo stesso se non avesse le sfogline bolognesi che lavorano la pasta nel loro modo speciale, il Parmigiano Reggiano che lo ha fatto diventare più grande, e un rapporto con Spigaroli per i culatelli. E lo stesso vale per Don Alfonso 1890 con il suo orto biologico, e per il St.Hubertus con i contadini di montagna che lavorano le erbe. Ma purtroppo ce ne dimentichiamo, perché guardiamo solo al piatto finale, che assaggiano o fotografiamo. E invece dietro c’è un lavoro enorme di rapporto con la terra ed i produttori: ecco voglio che torni fuori questo dalle parole di ogni grande cuoco che farò parlare”.

Immancabile compagno di ogni piatto, il vino che spazio avrà nel nuovo inserto? “Avrà una sua rubrica dedicata, che non sarà di stretta degustazione tecnica, perché non è questo l’approccio e la filosofia del nostro inserto, ma il racconto di un vino e del suo produttore - sottolinea la giornalista - a meno che non diventi argomento di una delle mie storie o sarà al centro della notizia della settimana che ci sarà in ogni uscita”, e sempre proiettandolo sul mercato internazionale. Ma si parlerà anche di birre artigianali, e ci saranno sezioni dedicate all’informazione di servizio, dall’erbario all’utilizzo di utensili da cucina, fino alla chimica del cibo per orientarsi tra termini spesso astrusi come glifosato, glutammato e olio di palma.Un nuovo viaggio, insomma, “che piacevolmente inizia proprio a Natale - conclude “La Repubblica” - quando la tavola si fa imbandita e il cibo più presente che mai”.

fonte: WineNews.it